TROVALA TU L'IRONIA NELL'OTTIMISMO

Quanta fatica, quanti dubbi.

nella vita ci sono un tot di frasi che puoi ripetere e sono pura verità.

imparatele e tutto si aggiusta:


L'italia è bella, c'è la moda riconosciuta in tutto il mondo e Berlusconi mantiene 2000 famiglie;
Prodi ci mandava in rovina ed è comunista come Stalin;
e sti immigrati?;
e Berlusconi ci ha tolto l'ICI, Prodi ha fatto l'indulto;
Padre Pio ha fatto tante belle cose, Andreotti perseguitato;
Tangentopoli?Abuso di potere e i Comunisti ci rovinano,
Craxi? morto in esilio poverino; BErlusconi non è mai stato condannato; Nessuno è colpevole fino all'appello;
Le tasse sono tante quindi è ovvio che c'è il nero ,
Gli Islamici vogliono insegnarci l'islam;
Prodi ha salvato la Franzoni e i cinesi ci avvelenano;
E' il reality mi distrae;
A volte gli animali sono meglio delle persone.
Mussolini ha fatto anche cose buone e comunque si stava bene,
A 12 anni in Africa sono donne già fatte, si ma tanto destra e sinistra sono tutti uguali, muoiono sui barconi? e che cazzo vengono a fare, in giro sono tutti loro.
Michelangelo? e l'arte?
Poi in parlamento sono tutti mafiosi. Ma solo i comunisti sono terroristi;
Il Papa è un grande filosofo, e io credo in gesu' ma sono devoto a Padre Pio, beh la chiesa ha un sacco di missioni in africa;
Beh io non faccio politica, io lavoro;
Con la mafia le strade sono sicure; Prova ad andare in Germania a vedere se ci sono gli immigrati; in svizzera non c'è una carta per terra, non entri se non hai un lavoro!;
Non possiamo mantenerli tutti sti immigrati; La lega ascolta gli interessi delle persone;
Se conosci un mafioso mica è colpa tua; se vuoi fare strada devi imbrogliare;
A capodanno ...sharm!; si perchè fanno entrare gli animali anche nella spiaggia; e non ci sono negri che vendono in spiaggia; Ma io rimango in piscina...è piu' pulita;
Roma Ladrona! imbracceremo il fucile; Tutta colpa di Garibaldi; Bisogna parlare come mangi, ci vuole gente che ha lavorato!
Morto un simpatizzante nazista, io piango l'uomo. In Italia scannate dai nazisti donne in cinta e buttate con i feti in una buca, beh fino a quando mussolini non si è messo con Hitler
Bruciati qualche milione di ebrei, ok ma i gulag?
Oggi è San Carlo Borromeo, ha dato fuoco ad una Giordano Bruno? all'epoca era cosi.
La bibbia? c'è la verità e la scienza non ha spiegato tante tante cose.
Il nuovo testamento? ancora piu' vero.
E l'america ci ha liberati! beh, Saddam era un dittatore; Israele?mille anni che combattono, bisognerebbe buttare una bomba;
Se non battezzi tuo figlio sarà un diverso perchè non farà la festa! Io mi sposo, ma l'ho detto al prete che non mi interessa un cazzo di Dio; della politica non mi frega un cazzo ma il meno peggio è Berlusconi che almeno ha fatto qualcosa nella vita;
Fai Segnare il bambino...non piange piu';
La filosofia non dà da mangiare;
Luttazzi? volgare; Guzzanti?bisogna dividere tra satira e propaganda comunque non mi fa ridere; Moretti? film del cazzo; L'isola dei famosi? va be mi rilasso; Maria De Filippi?fa un mare di ascolti e poi è vita vera; Pasolini?pederasta;
Le puttane?non ci sono piu'; Muccino?fa un sacco di incassi e lavora con Will Smith;
E i preti in missione?
Le veline?belle;
I neri? puzzano; Gli indiani? fanno un cibo che puzza;
Ho comprato al vespa d'epoca...la metto in vetrina;
Gli Slavi? rapinatori;
Le scuole private? giusto che tutti abbiamo il diritto di mandare i figli nella scuola che vogliono; Hanno asfaltato un campo di grano. Ci metto 3 minuti in meno ad andare a lavoro, grazie!;
E' normale, chi è onesto tra i politici?
Islamici di merda che pregano per la strada, andate a pregare nel deserto!;
Gli ospedali privati ti curano meglio;
Berlusconi ha salvato l'Alitalia dal fallimento; Berlusconi ha detassato....gli straordinari;
I giudici sono comunisti...Falcone?eroe; La mafia?Comunque è da dire che se c'è lei c'è ordine; Artilcolo 18? In america ti cacciano a casa e stai zitto altro che l'Italia;
Gay? nulla in contario, Mio figlio gay? forse il parroco puo' salvarlo.
Sabato mattina? vetrine!
Ma non guardo Santoro, fazioso; Tg1?il piu' grande dei telegiornali; TG4? ma dai chi ci crede a Fede? ; Paghiamo la multa per rete 4? Paghiamo per tante cose inutili.....; i debiti alitalia? cazzo te ne frega non li paghi tu;
Vai in giro ci sono solo immigrati; ci rubano il lavoro; Fare l'operaio? col cazzo vendo le macchine che non serve il diploma; Metto su un negozio di scarpe e ci metto a lavorare la mia morosa;
Padre Pio? mi ha miracolato perchè l'ho sognato;
l'8 per mille? paghiamo tante cose inutili, questa è la nostra chiesa;
Alla fine aveva un po' di ragione anche Hitler; Mussolini, fino a quando non si è messo con Hitler andava bene;
Travaglio?rompi coglioni; Vespa? grande osservatore della storia;
I segreti di Fatima? CI CREDO; Cosa dicono? eh... la fine del mondo eccetera.
Non credo nel Dio della chiesa ma dio e in tutto quello che abbiamo;
I barconi degli immigrati ancora?
Anarchico Pinelli? bo, era anarchico e se l'è cercata; Commissario Calabresi? morto sul lavoro e per la patria!
Br ..terroristi hanno messo le bombe..come no!!?? chi l'ha messe?!! lo stato? be sono giochi loro io devo pensare a portare a casa la pagnotta.
E la Ventura? beh, è una donna che ha i coglioni.Woytila un grande della storia.


Ecco fatto che non c'è piu bisogno di dubbi.Se siete di qui....di la c'è di sicuro il cattivo.

mercoledì 1 dicembre 2010

mercoledì 27 gennaio 2010

Il Giorno Della Memoria... Secondo Miguel Martinez

E' un blog che seguo da poco meno di due mesi, quindi mi sono perso la pagina che sto per postare oggi, ennesimo anniversario dell'ennesima infamia attuata da umani nei confronti di altri esseri umani.
Un'infamia che qualcuno, di concerto con altri, tende a considerare più infamia delle altre.

Come se morte, persecuzione, violenza, lacrime e sangue potessero essere misurate secondo canoni trascendenti la sofferenza umana.

lunedì, 26 gennaio 2009

Il gran ballo della Memoria

Domani è il Giorno della Memoria.

Cioè, il giorno in cui Berlusconi, Fini, Fassino, Napolitano e altri individui ballano sui cadaveri di persone che non sono morte per l'allegria di Berlusconi, Fini, Fassino e Napolitano.

Assieme a qualche milione di svaccati studenti, scrivo anch'io il mio temino in materia.

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Jan Assmann
ci insegna a distinguere tra memoria individuale e memoria culturale.[1] Semplifico un discorso molto complesso, ma affascinante.

La memoria individuale è il ricordo reale degli eventi che ognuno di noi possiede. E che non è riducibile a sistema, perché è fatto di moltissimi elementi.

La memoria culturale è la maniera in cui un sistema sociale si legittima facendo riferimento a un evento storico.

Nella memoria culturale, il racconto - basato su un evento vero o immaginario è irrilevante - diventa un mito.

Gli esempi di questo tipo sono innumerevoli: nel Seicento, un gruppo di artigiani inglesi andò nel Nuovo Mondo per sfuggire alla disoccupazione e per via di alcune dimenticatissime divergenze teologiche con il clero anglicano.

Questo fatto, storicamente vero, è diventato, lo sbarco dei "Padri Pellegrini", che legittima ed esalta il dominio dell'attuale governo e dell'attuale sistema socioeconomico degli Stati Uniti su tutta la terra tra l'Atlantico e il Pacifico.

Allo stesso modo, è esistito un olocausto (con la minuscola) - cioè il tremendo tentato annientamento delle comunità ebraiche da parte della Germania nazista - che è un evento storico che in quanto tale vive nelle memorie individuali e nelle ricerche degli studiosi.

Esiste poi un Olocausto (con la maiuscola), che è oggetto di discorsi di uomini politici, di lotte simboliche furibonde, di risse tra fazioni, di gite scolastiche, di potenti strutture dedicate alla "memoria" e alla raccolta di fondi, di produzione mediatica e di appalti per architetti becchini. E tutto ciò è oggetto di leggi che gli conferiscono l'inviolabilità degli eventi metafisici.

Ripeto: esistono l'evento olocausto e il mito Olocausto.

La confusione tra evento e mito è sempre essenziale per ogni fine manipolatorio. Chi critica le aggressive società di avvocati americani che intascano soldi in nome dei morti dell'olocausto viene subito accusato di offendere in qualche modo i morti. I quali invece non hanno alcuna colpa del circo che si è imbastito in loro nome.

Questa confusione viene rispecchiata da chi dedica il suo tempo a fare le pulci all'evento storico.[2]

Il mito dell'Olocausto (con la maiuscola) è la religione civile dell'Occidente dominante all'inizio del terzo millennio. E' l'unico evento sacro di una società ufficialmente laica.

Una memoria culturale nasconde sempre una struttura sociale e rapporti di potere.

La riscoperta dell'antica Roma, sotto il fascismo, non fu solo sacrosanto amore per l'archeologia e per gli studi classici. Era una metafora e un precedente per la conquista italiana del Mediterraneo e l'assoggettamento dei Balcani e del Nordafrica. Che avrebbe dovuto offrire la possibilità di trasformare i disoccupati in coloni, e di costruire un sistema imperiale capitalistico sul modello di quello inglese.

Il mito dell'Olocausto prevale per le dinamiche tipiche del Grande Flusso e del capitalismo totale, che per sua natura non può più esaltare mitologie collettive (nazionalistiche, di classe o religiose), ma ha bisogno di una consacrazione basata sulla sofferenza individuale.

Il mito dell'Olocausto è la morte per eutanasia del mito dell'antifascismo.

Un evento può essere narrato in molti modi: l'antifascismo, ad esempio, da un ufficiale monarchico fedele al re, che ha combattuto contro i tedeschi; o l'olocausto dal militante antirazzista. Ma non si tratta della forma dominante dei rispettivi miti.

Per capire perché, immaginiamoci i due racconti narrati da una persona incolta, che non ama le sfumature, che sbaglia i singoli fatti storici, ma che coglie il senso del mito. Narrato, nel caso dell'antifascismo, dal vecchio PCI; e nel caso dell'Olocausto, dalla televisione.

Il mito dell'antifascismo. I ricchi hanno usato la violenza per schiacciare le rivolte sociali. Hanno lanciato l'Italia in folli guerre coloniali. Sono stati sconfitti dalla resistenza armata che ha costruito uno stato sociale che si tiene fuori dalle guerre. E che trova il proprio posto in un ordine internazionale tra pari, di cui il simbolo, per quanto discutibile, erano le Nazioni Unite.

Il mito dell'Olocausto. L'Europa, frutto armonioso del giudaismo, del cristianesimo e del liberalismo, pur circondato da orde di barbari dementi, ha costruito un sistema perfetto, specchio della nostra superiorità morale, del nostro superiore ingegno e della nostra laboriosità.

Poi un giorno è apparso un pazzo con i baffi, sfuggito da qualche lontano e incomprensibile manicomio [3], e ha cominciato a massacrare gli ebrei perché erano un popolo di imprenditori e di artisti.

Sono arrivati gli americani e hanno riportato l'Europa al suo meraviglioso ruolo.

Da cui si traggono alcune lezioni importanti.

Primo, la santificazione degli ebrei - non in quanto tali, e certamente non in quanto esseri umani, ma in quanto portatori mitici di occidentalità;[4] con un inviolabile tempio nucleare nel "luogo dello spirito" (come lo chiama Bertinotti) che è Israele.

Secondo, dentro l'Occidente siamo tutti uniti, da destra a sinistra, con una "memoria condivisa" confezionata ad arte,[5] perché il nemico non è una classe sociale, ma un pazzo da cui tutti possono facilmente prendere le distanze; e quindi ogni conflittualità è una forma pericolosa di devianza e di follia (anzi, di "Odio").

Terzo, sappiamo che l'Occidente è minacciato sempre dall'Altro: la grande fabbrica dei pazzi islamonazicomunisti che pullulano subumanamente nelle baraccopoli del pianeta preme sempre sui nostri confini, e va dominata e schiacciata, perché "mai più".

Quarto, dobbiamo identificarci senza riserve nel sistema statunitense e accettare che loro dominino il mondo per il nostro bene. Dieci, cento, mille Hiroshima.

foxman_fini

Abraham Foxman dell'organizzazione sionista
Anti-Defamation League (rappresentata oggi in Italia
dal deputato del PdL Alessandro Ruben)
fa un significativo regalo a Gianfranco Fini:
un libro complottista che attacca
violentemente le Nazioni Unite.


Note:

[1] Ci sarebbe anche il tentativo serio di ricostruzione storica, ma questo interessa solo a un numero ristrettissimo di persone prive di qualunque potere.

[2] La mia critica ai cosiddetti "revisionisti" o "negazionisti" (secondo i punti di vista).

I revisionisti sono in genere tanto presi dalle contraddizioni tra singoli, specifici dati, da dimenticare il quadro generale. Il racconto che loro chiamano "ufficiale" dello sterminio ebraico è stato già definito prima di diventare mito, nell'immediato dopoguerra. Mito lo è diventato prima con il processo Eichmann, poi con la guerra del 1967 che ha creato ciò che Jacob Neumann chiama la "Religion of Holocaust and Redemption"; e infine in maniera planetaria in anni molto recenti, in stretta simbiosi con l'industria culturale di Hollywood.

Ma se non era ancora mito, il racconto "ufficiale" può ovviamente contenere imperfezioni, ma non è una costruzione in sé mitologica.

[3] Si veda anche tutta l'immensa produzione fuffaldina su UFO, il Graal, fantastiche società segrete, mufti e sufi e tibetani, pittoreschi psicanalismi e gemelli biondi prodotti in serie da Mengele che circonda la figura del Pazzo con i Baffi.

[4] Ciò va di pari passo con la negazione, la rimozione o la riduzione a folklore di quanto vi sia di "orientale" nel giudaismo.

[5] Con genio tutto italico, hanno regalato anche alla destra una piccola Quota Cadaveri istituendo la Festa delle Foibe. Colpa degli slavi, come Auschwitz era colpa dei tedeschi con la kappa. E il silenzio totale sulle decine e decine di migliaia di civili italiani assassinati dai bombardamenti alleati copre l'altro silenzio totale sulle stragi italiane in Libia, in Slovenia e in Etiopia.

mercoledì 13 gennaio 2010

Nichi Vendola E La Mala Politica

Come Giano bifronte, Nicola Vendola manovra e Vendola Nicola dice bugie. Mentre con Michele Emiliano si gioca al tiro a segno come sull’orso del Luna park: tre palle un soldo.

Il “laboratorio politico” del centrosinistra che la Puglia, a torto, si vanta di essere, ha già consegnato il governo della Regione al centrodestra. Le elezioni di marzo serviranno soltanto a stabilire le cifre della sconfitta: 35 per cento a 65,oppure 40 a 60, o tutt’al più un 45 a 55.

Non che il centrodestra non sia favorito a prescindere, visto il disastroso risultato complessivo della giunta regionale uscente e, soprattutto, lo scandalo della Sanità (soffocato il più possibile, finora anche in sede giudiziaria, nonostante nei modi e nelle proporzioni si presenti come il più pesante d’Italia), ma insomma, con un po’ di buona volontà e facendo pulizia al suo interno forse il centrosinistra avrebbe potuto emendare se stesso e ripartire con il piede giusto.

Invece no. E tutto questo soprattutto per “merito” di un uomo solo al comando, quel Vendola Nicola da Terlizzi che sta dimostrando di essere ciò che è sempre stato: un lupo travestito da agnello, un membro di apparato sotto le mentite spoglie di politico naif, un commerciante levantino di parole finte e un politicante dalla doppia morale, un pifferaio che porta i topi a morire ma li accarezza prima di farli annegare.

Vendola non è il solo a essersi dimostrato attaccato al potere, è vero. Ma Vendola è peggiore degli altri perché giura e spergiura di non essersi fatto “stravolgere, né mangiare il cuore dal potere”. Lui, il più pagato presidente di giunta regionale d’Italia, con i suoi 25 mila euro al mese. Lui, “l’ambientalista” che vende come una conquista la legge-truffa sui limiti di emissione della diossina a Taranto (come ho dimostrato nel mio libro “La città delle nuvole”), dove si produce il 93 per cento della diossina italiana e dove ogni due settimane un bambino si ammala di leucemia. Lui, che ha firmato sei contratti ventennali per altrettante discariche con la Cogeam, in cui spiccano il gruppo Marcegaglia e la Tradeco, società, quest’ultima, leader nella raccolta e nello smaltimento dei rifiuti al Sud, ma anche grande elettrice di Vendola e dell’ex assessore regionale alla Sanità, Alberto Tedesco (Pd, indagato per gravi reati), e soprattutto società i cui vertici sono inquisiti in blocco per quella connection rifiuti-sanità che è il cuore nero delle inchieste sulla Sanità in Puglia.

Nonostante tutto questo e molto altro, compresa la elargizione di denari a pioggia nel periodo pre-elettorale (Con 150 milioni Vendola ha già vinto), il Vendola ligio osservante della democrazia parlamentare all’improvviso si scopre populista e per conservare la cadrega ora si appella direttamente al popolo. Anzi, come dice lui, “il mio popolo”. Ma sì, “mira il tuo popolo, o bella Signora…”, nemmeno fosse la Madonna.
Se c’era una speranza, anche piccola piccola, di poter contendere il governo regionale al centrodestra con una coalizione (Pd, Udc, Idv, Prc, Verdi, ecc.) che sembra la quadratura del cerchio, ma che aveva trovato un accordo sul nome del sindaco di Bari, Michele Emiliano (Pd), questa speranza è evaporata grazie all’accanimento terapeutico di Vendola su se stesso. Il quale magari spera di risuscitare grazie alla possibilità che l’Udc vada da sola e poi, se vince lui, dietro congrua ricompensa (che so, la vicepresidenza), l’Udc si butti a sinistra. Un ragionamento contorto e doppiogiochista? Certo, ma come credete che si ragioni dietro le quinte?

“Mi candido lo stesso, anche se Udc e Idv non sono d’accordo sul mio nome”, ha detto Vendola. Candidarsi a tutti i costi è un suo diritto, per carità, ma significherà pure qualcosa il fatto che, appresa la notizia, nel centrodestra abbiano stappato in anticipo lo spumante? E che anche don Luigi Verzè, il prete fondatore dell’ospedale San Raffaele di Milano, grande amico ed estimatore di Vendola, abbia fatto salti di gioia nonostante i suoi novant’anni?
Don Verzè, un paio di mesi fa, a Milano, dichiarò che i pugliesi avrebbero dovuto votare Vendola, perché, “come Silvio Berlusconi , è una di quelle poche persone che hanno un fondo di santità”.

Se non sarà così, aggiunse il vegliardo, chiamerò Vendola a fare il presidente del nuovo ospedale San Raffaele. Il prete – del quale papa Paolo VI disse che doveva stare un po’ più vicino a Dio e un po’ più lontano dagli affari (che infatti lo hanno portato spesso ad avere a che fare con la giustizia) – non parla tanto per parlare.
Il San Raffaele a cui si riferisce don Verzé è un nuovo ospedale, un affare da 300 milioni di euro, da costruire, guarda un po’, a Taranto, per farne “il San Raffaele del Mediterraneo”.
Come mai, se a Taranto di ospedali ce ne sono già due (grandi e nuovi, ma lasciati andare in malora)? Per farne un centro oncologico – azzarda qualcuno –, così l’acciaieria Ilva e il polo industriale preparerebbero i morti e l’oncologico, alla fine della triste filiera, li accoglierebbe, prima di passarli al camposanto.
Ma no, scemini, no. Il “nuovo San Raffaele”, con i rimborsi per i malati terminali, ci farebbe gli spiccioli per la birra. Il nuovo ospedale invece punterebbe alle protesi (sì, proprio le protesi degli scandali recenti), che sono la vera, nuova frontiera del business sanitario.

Ma torniamo alla cosiddetta “guerra fratricida” che Vendola ha ingaggiato con il suo ex sodale Michele Emiliano, per la candidatura alla presidenza della Regione Puglia.
Vendola ha cominciato con il mandare in giro per la Puglia una pattuglia di 40-50 persone, sempre le stesse, che “in suo nome” interrompono e disturbano le assemblee di altri gruppi politici – non solo del Pd, com’è accaduto a Bari, ma anche di altri gruppi del centrosinistra, quali Verdi, Prc, Idv, associazioni della società civile, com’è accaduto in diverse altre città pugliesi. Poi, con il sostegno di gran parte della stampa e della tv, ha intonato una lamentazione pubblica per dare di sé l’immagine di persona “al di fuori dei partiti” (!) e di politico partorito direttamente dal ventre del popolo. Infine, ha giocato a fare il candidato “anche” del Pd pur senza far parte del Pd. E questo grazie a una “sponda interna” del Pd, in cui si distinguono per l’alacrità dell’impegno a favore di Vendola il segretario regionale Pd, Sergio Blasi , e l’assessore regionale alla Trasparenza, Guglielmo Minervini .
Blasi è sindaco di un piccolo comune del Salento, Melpignano , noto per la “Notte della Taranta”, e non si capisce perché non abbia continuato a occuparsi di “pizzica”, visto che lo aveva fatto così bene. Mentre Minervini, come assessore regionale alla Trasparenza, si è distinto, nonostante i circa 20 mila euro al mese di stipendio per garantire, appunto, trasparenza, per aver sempre fatto orecchio da mercante (come Vendola) con le ventiquattro associazioni di Taranto che gli chiedevano di pubblicare online i risultati delle analisi (autofinanziate) sul latte e sul formaggio contaminati dalla diossina.

In tutta questa faccenda Michele Emiliano, che pure non è un ingenuotto, fa tutt’al più la figura dell’orso del luna park, tre palle un soldo e chi vuol colpire il bersaglio faccia pure, purché colpisca bene. Non che Emiliano sia una “vittima”, dal momento che si è infilato in una lotta di potere diventata ogni giorno più squallida. Ma, contrariamente alle apparenze, è lui l’anello debole adesso, anche perché non ha le malizie di Vendola.
Quest’ultimo, pensate, è riuscito a imporre in agenda il tema “primarie” , quella specie di elezioni che dovrebbero certificare la democraticità della scelta di un candidato. Scrivo “primarie” tra virgolette perché in Italia queste “elezioni” sono una pagliacciata: non c’entrano nulla con il nostro sistema costituzionale ed elettorale e nemmeno con il nostro bipolarismo forzato, che è soltanto una caricatura del bipartitismo americano.
Ma le “primarie” che vuole Vendola sono ancora peggiori. Poiché sono soltanto quelle che piacciono a lui. Come le “primarie” del 2005, per intenderci, quando – lo scrissi, in perfetta solitudine, sul Corriere della Sera – Vendola vinse con il fortissimo sospetto di brogli contro Francesco Boccia (attuale deputato Pd, che solo oggi denuncia pubblicamente quei brogli). Vendola in alcune sezioni raccolse anche percentuali del 90 per cento , con seggi e schede controllati e scrutinati dai suoi sostenitori.

Per la cronaca, anche le elezioni regionali che seguirono, Vendola le vinse sotto la nerissima ombra del sospetto di trucchi e di brogli. Raffaele Fitto , piaccia o no, le perse anche perché migliaia di schede e di verbali erano stati “ritoccati” a suo sfavore. Ci furono ricorsi e controricorsi, ma la decisione finale, contro una giurisprudenza che fino a quel momento si era regolata in senso opposto, bocciò Fitto e promosse Vendola e, soprattutto, stabilì che le schede sospette non dovessero essere ricontrollate.
Le uniche elezioni che le truppe cammellate di Vendola non sono riuscite a condizionare (com’è accaduto in Calabria , per esempio, dove per questi episodi ci sono state denunce degli stessi militanti) sono state quelle per la segreteria del Prc.
Vinse Paolo Ferrero , l’attuale segretario, una persona seria e per bene, ma Vendola non gradì e abbandonò il Prc. Come quelli che giocano a pallone ma se non vincono abbandonano la partita e si portano via pure il pallone.
E tuttavia Vendola invoca “primarie”. Ma di chi, e con chi, nessuno glielo chiede. “Primarie” di coalizione? E di quale coalizione, se nel centrosinistra non ce n’è lo straccio di una che sia una? “Primarie” interne al Pd? Ma allora perché non si iscrive al Pd e la fa finita?
L’idea che Vendola, da portavoce nazionale del suo nuovo partito, Sinistra e Libertà, possa imporre “primarie” a un altro partito, il Pd, e contemporaneamente alzi il ditino per giudicare l’Udc e l’Idv “cattivi” se non lo appoggiano, “buoni” se lo sostengono, o è un’idea da neurodeliri o, più probabilmente, è un modo per stare al centro della scena, per stare a galla comunque vada,. “O io, o nessun altro” insomma, oppure, se preferite, “Dopo di me, il diluvio”.

E Michele Emiliano? A questo punto, o lascia perdere e continua a fare il sindaco di Bari, dove è stato rieletto sei mesi fa, oppure, se ci crede davvero, spariglia le carte e si candida alla guida della Regione. Ma deve farlo senza chiedere di modificare la legge che impone al sindaco di dimettersi preventivamente. Legge che, per quanto fortemente dubbia dal punto di vista della sua costituzionalità, se venisse modificata in corsa apparirebbe come una misura “ad personam”.
Se Emiliano si candidasse senza questo “paracadute” si giocherebbe tutto. Ma andrebbe alla battaglia con argomenti non molto diversi – acqua pubblica, rifiuti, energia - da quelli ripescati da Vendola solo a tre mesi dalle elezioni. Emiliano potrebbe cioè giocarsi un programma elettorale che gli darebbe una statura politica di alto livello, sia per i contenuti, sia perché non sospettabile di essere stato dettato dall’alto o da altri (le ipotesi di “ mani sull’Acquedotto pugliese”, per intenderci, addebitate al quartetto D’Alema-Letta-Casini-Caltagirone).
La candidatura di Emiliano e il suo programma, inoltre, costringerebbero Vendola a uscire allo scoperto. Poiché se Vendola si candidasse lo stesso – come ripete ossessivamente – invece di appoggiare Emiliano, che avrebbe dalla sua la più ampia coalizione possibile, fornirebbe la prova che l’unica “Puglia migliore”, per Vendola, è quella che va meglio a lui. A quel punto, anche gli elettori più ingenui capirebbero e si comporterebbero di conseguenza.

Ma c’è un ma: affinché questo accada, Emiliano dovrebbe avere il coraggio di fare una mossa ardita e inusuale per la palude politica italiana. Che gli darebbe grande solidità e autonomia politica, se gli riuscisse, ma che potrebbe anche scontentare i suoi referenti romani.
Quindi, non se ne farà nulla. Il centrodestra vincerà (o vincerà Vendola, se funziona l’accordo sottobanco con l’Udc), ci saranno un po’ di polemiche post elettorali, e poi Vendola andrà in vacanza in un’isoletta dell’ Egeo. Magari insieme con Emiliano. Ma anche no. Chissà.

giovedì 17 dicembre 2009

NOMEN OMEN

Stavo cazzeggiando sui consueti siti che fanno da corollario alla mia pausa pranzo, quando ho trovato la seguente definizione etimologica, che intendevo condividere con quanti ancora leggono questo piccolo spazio e so essere dotati di buono spirito umoristico.

Da Etimo.it:

berlùsco dal lat. BIS-LUSCUS o BI-LUSCUS, che vale due volte losco (v. Bis e Losco).
- Voce antiquata che vale Guercio.

Son cose che ti segnano...

mercoledì 9 dicembre 2009

Il Web 2.0 : L'incomunicabilità

Dopo molto tempo scrivo su un blog esprimendo...l'impossibilità di esprimersi sui blog e sui forum di ogni genere.
Bizzarro.
Oggi ho letto un articolo su L'Internazionale nel quale un giornalista affermava di non leggere un romanzo dai tempi dell'università per motivi legati alla verità storica ecc ecc.. Era, ovviamente, un articolo provocatorio, l'autore invitava, infatti, quanti la pensassero come lui ad intervenire su Facebook ed a portare la propria testimonianza, purchè vera.

Pur schifando i social forum solo meno delle fiction italiane, mi sono collegato ( con l'account della Baba ) ed ho, ancora una volta, corrotto la mia integrità brontolona. Mi interessava il tema. Mi sentivo coinvolto.

Ovviamente ho trovato un pollaio, e non ho scritto nulla.

Mi sfugge dove sia il valore comunicativo di questo mezzo....
C'è qualcuno che si incazza da morire già al secondo passaggio come se ogni tema toccasse un nervo scoperto. Gente che sembra aver trovato una pillola telematica che gli calma quell'eterno e biblico ciclo mestruale.

Ignoriamo pure la gente che oltre a prendersi troppo sul serio, ha anche qualche problema con la misura dei termini tipo:
" non solo non sono d'accordo, ma trovo addirittura sconcertante questo voler "demonizzare" a tutti i costi la narrativa!"
(uno che non drammatizza mai...)

Ci sono gli immancabili supponenti (sempre allo scambio numero 2) tipo:
"non ti seguo. leggiti questo e chiarisciti le idee"
(click.spento)

Poi ci sono quelli che preferisco, quelli che divagano, divagano, divagano e scrivono, scrivono, scrivono portando il discorso lontano fino a raggiungere un topic che non solo è off, ma forse ha anche tolto la spina.
Tanto scriviamo come Proust, quindi non ci si rompe il cazzo a leggere, inoltre non vedendoci e scrivendo in modo asincrono, è facilissimo e molto appagante esprimere un tema per poi combattere con la puntualizzazione , della puntualizzazione, della puntualizzazione di una frase maledetta che ho scritto in un punto che non ritrovo piu'.


Solo poco tempo fa nei forum ci scrivevano solo gli "web oriented", essendo questi per la maggior parte degli informatici ed essendo quest'ultimi dei diversamente abili, frustrarti, pedanti e maniaci compulsivi, erano normali le discussioni, anche sul nome del post pubblicato...

Questa cosa doveva curarsi con l'arrivo degli "utilizzatori ultimi", target di persone che usava internet come mezzo.

Invece a me sembra che il WEb 2.0 verta proprio su questo pollaio, tipo una grande Buona Domenica con Sgarbi e Rocco del GF.

Da cosa nasce la necessità di dissentire o di concordare con qualcun'altro?
Siamo cosi frustrati da non sopportare non solo le opinioni altrui, ma addirittura il loro viaggiare in forma binaria nella rete?
Si interviente veramente per contribuire, o solo per narcisismo?
E' impossibile oggi pensare di scrivere senza replica, o di leggere con il fine di leggere?
E' sintomatica questa voglia di scontrarsi?

e Poi..

Scrivere con 40 persone che ti replicano....a cosa porta?
Discutere solo per vincere una gara di dialettica (ma quale dialettica?), che valore ha e succede solo sui blog?

Ho contato quanti hanno scritto di un esperienza positiva e interessante. UNO. che scambio di conoscenze enorme...

BYe

giovedì 3 dicembre 2009

REVISIONISMO STORICO IN SALSA NOBEL

Barack Obama,
West Point, Virginia, USA
1/12/2009

“Più di ogni altra nazione al mondo, gli Stati Uniti hanno assicurato la sicurezza globale per più di 60 anni, un’epoca che ha visto muri cadere, i mercati aprirsi, e miliardi di persone sollevate dalla povertà… Al contrario delle grandi potenze del passato, noi americani non abbiamo cercato di dominare il mondo. La nostra Unione fu fondata sulla resistenza all’oppressione. Noi non cerchiamo di occupare altre nazioni, non pretendiamo le risorse di altre nazioni, e non colpiamo altri popoli a causa della loro fede o etnia differente dalla nostra…”.

Andrew Bacevich,
Boston University, Boston, Massachussets, USA
2/12/2009

“Credo che questa descrizione che Obama ha fatto della Storia moderna americana è assai significativa, e la ragione per cui è così importante è che le sue parole potevano essere state fotocopiate da un discorso di Harry Truman, o John Kennedy, o Lyndon Johnson, o Richard Nixon, Ronald Reagan, o George W. Bush. Questa è la narrativa preferita dagli americani, noi ci vogliamo vedere così, e così giustifichiamo ciò che facciamo al mondo. E’ incredibile che questo Presidente, che si è insediato promettendo il cambiamento, abbracci quella narrativa così del tutto. Ci conferma che i cambiamenti a Washington sono marginali, e che lo status quo è fermamente al suo posto.”

Per quanto si credano i propri ragionamenti illuminati -nonostante il resto del mondo "liberale" che ti circonda ti dica il contrario, soggiogato dalla moda che investe inspiegabilmente la politica, come i comportamenti sociali- c'è sempre qualcuno che li sa esprimere meglio, per intensità, pertinenza e autorevolezza.
E' questo il caso delle parole di cui sopra, espresse dal professore di Storia e Relazioni Internazionali alla Boston University, durante un'intervista concessa ad Amy Goodman, riportate da Paolo Barnard nel suo ultimo articolo.

Ora possiamo finalmente sancire la morte dell'incantesimo obamaniano, o no?

martedì 1 dicembre 2009

DI CORTI E CORTIGIANI

Quando la Corte di Strasburgo applica la Costituzione Italiana

di ivanfrance1
dal sito Il Barbiere della Sera

E i politici italiani se la dimenticano

Una valanga di critiche, dichiarazioni scandalizzate, indignazioni e levate di scudi "crociati", hanno investito una sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo che, sollecitata, da una cittadina italiana ha statuito sull'opportunità o meno della presenza del crocefisso nelle aule delle scuole pubbliche del nostro paese.E i politici italiani se la dimenticano

A fronte di dichiarazioni del tipo :

« Nel nostro Paese nessuno vuole imporre la religione cattolica ; è altrettanto vero che nessuno, nemmeno qualche corte europea ideologizzata, riuscirà a cancellare la nostra identità» (Maria Stella Gelmini, Ministro della Pubblica Istruzione).

« La sentenza è una forzatura che disorienta e preoccupa perché il crocifisso è un simbolo che attiene alla storia, alla cultura e all' identità dell' Italia" (Andrea Ronchi, Ministro per gli Affari Europei).

«La decisione della Corte di Strasburgo suscita amarezza e non poche perplessità: fatto salvo il necessario approfondimento delle motivazioni, in base a una prima lettura, sembra possibile rilevare il sopravvento di una visione parziale e ideologica» (CEI).

«La Corte europea di Strasburgo ha dato un colpo mortale all' Europa dei valori e dei diritti» (Franco Frattini, Ministro degli Esteri).

«Non posso non esprimere la mia più grande amarezza. Sarebbe un errore drammatico fare dell' Europa uno spazio vuoto: vuoto di simboli, di pensieri, di tradizioni, di cultura» (Renato Schifani, Presidente del Senato).

«Penso che in questo delicato campo il buon senso finisce per essere vittima del diritto: un' antica tradizione come quella del crocefisso non può essere offensiva per nessuno» (Pier Luigi Bersani, Segretario del PD).

«Ovviamente bisognerà attendere le motivazioni della sentenza ma fin d' ora mi auguro non venga salutata come giusta affermazione della laicità delle istituzioni che è valore ben diverso dalla negazione, propria del laicismo più deteriore, del ruolo del Cristianesimo nella società e nella identità italiana» (Gianfranco Fini, Presidente della Camera).

e posto che qualcuno potrebbe suggerire all'Onorevole Fini che le motivazioni sono nella sentenza e non c'è bisogno d'aspettare nulla, piuttosto avere il decoro di leggere prima di parlare, vediamo quali principi cosi mostruosi ha ribadito la Corte di Strasburgo.

La sentenza dapprincipio inquadra il contesto della questione sottoposta all’esame della Corte, quindi, con riferimento all’art.9 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e all’art.2 del Protocollo n°1 condanna lo Stato Italiano per inapplicazione della Convenzione, Convenzione ratificata dall’Italia il 26 ottobre 1955.

Per comprendere esattamente la portata di questa sentenza ci pare fondamentale riportare l’excursus storico-giuridico a preambolo della decisione, qui di seguito qualche passo tradotto :

Il 23 luglio 2002 la Sig.ra Lautzi cittadina italiana, che aveva richiesto la rimozione del crocefisso dalle aule della scuola frequentata dai suoi due figli ad Abano Terme, si appellava al TAR di Venezia per il rispetto da parte delle istituzioni scolastiche degli art.3 e 19 della Costituzione Italiana e dellart.19 della Convenzione dei Diritti dell'Uomo, invocando la violazione del principio di laicità ; veniva denunciata inoltre dalla stessa richiedente la violazione del principio d'imparzialità dell'amministrazione pubblica (art.97 Costituzione).

Il 14 gennaio 2004 il Tribunale Amministrativo di Venezia stima che la questione di costituzionalità sollevata dalla richiedente non è manifestamente infondata e riinvia la decisione sulla costituzionalità delle norme evocate dal Ministero alla Corte Costituzionale.

Quest'ultima il 15 dicembre 2004 si dichiara incompetente sulla questione essendo le disposizioni contestate di natura regolamentare e non incluse in una legge.

La procedura ritorna dunque al TAR il quale rigetta il ricorso della richiedente con una sentenza del 17 marzo 2005 in cui si afferma che il « crocefisso è allo stesso tempo simbolo della storia e della cultura italiane, e conseguentemente dell'identità italiana, simbolo dei principi di eguaglianza, di libertà e tolleranza cosi come della laicità dello Stato ».

La ricorrente faceva appello al Cosiglio di Stato il quale a sua volta rigettava il ricorso motivando il rigetto con la considerazione che « la croce era diventata uno dei valori laicidella Costituzione Italiana e rappresentava i valori della vita civile ».

Il 27 luglio 2006 la Sign.ra Lautzi ricorre la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo in virtù dell’art.34 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo per cui « La Corte può essere investita di un ricorso fatto pervenire da ogni persona fisica, ogni organizzazione non governativa o gruppo di privati che pretenda d'essere vittima di una violazione da parte di una delle Alte Parti contraenti dei diritti riconosciuti nella Convenzione o nei suoi protocolli. Le Alte Parti Contraenti si impegnano a non ostacolare con alcuna misura l'effettivo esercizio efficace di tale diritto ».

Il 3 ottobre 2007 una direttiva del Ministero della Pubblica Istruzione raccomanda ai direttori delle scuole pubbliche l'esposizione del crocefisso e il Ministero si costituisce parte in giudizio presso la Corte di Strasburgo sostenendo che la posizione criticata si fonda sull'art.118 del decreto reale n. 965 del 30 aprile 1924 e l'art.119 del decreto reale n.1267 del 26 aprile 1928.

Nella sentenza si ricorda come l'obbligo di esporre il crocefisso nelle aule scolastiche risale ad un'epoca precedente all'unità d'Italia. L'art.140 del decreto reale n.4336 del 15 settembre 1860 del Regno di Sardegna afferma "come ogni scuola deve essere provvista di un crocefisso".

Successivamente, con l'avvento del fascismo lo Stato comincia ad adottare una serie di circolari volte a far rispettare l'obbligo di esporre il crocefisso nelle aule scolastiche. La circolare del Ministero della Pubblica Istruzione n.68 del 22 novembre 1922 affermava : « In questi ultimi anni, in molte scuole primarie del Regno l’immagine di Cristo ed il ritratto del Re sono stati tolti. Ciò costituisce una violazione manifesta e non tollerabile e soprattutto un danno alla religione dominante dello Stato così come all’unità della nazione. Intimiamo allora a tutte le amministrazioni comunali del regno l’ordine di ristabilire nelle scuole che ne sono sprovviste i due simboli incoronati della fede e del sentimento patriottico».

La circolare del ministero della Pubblica Istruzione n. 2134-1867 del 26 maggio 1926 affermava: «Il simbolo della nostra religione, tanto per la fede quanto per il sentimento nazionale, esorta e ispira la gioventù che nelle università e negli altri istituti superiori affina il suo spirito e la sua intelligenza in previsione delle alte cariche alle quali è destinata».

L’articolo 118 del Regio Decreto n. 965 del 30 aprile 1924 (regolamento interno degli istituti d’istruzione secondari del Regno) recitava: «Ogni scuola deve avere la bandiera nazionale, ogni aula il crocifisso e il ritratto del Re».

L’articolo 119 del Regio Decreto n. 1297 del 26 aprile 1928 (Approvazione di regolamento generale dei servizi d’insegnamento elementare) stabiliva che il crocifisso era fra «le attrezzature e materiali necessari alle sale di classe di scuole».

Nel 1948 lo Stato Italiano adotta la Costituzione Repubblicana : l'art.8 enuncia che “tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano. I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze".

La religione cattolica cambia di statuto in seguito alla ratificazione, con la legge n.121 del 25 marzo 1985, della prima disposizione del protocollo addizionaleal nuovo Concordato tra il Vaticano e lo Stato Italiano del 18 febbraio 1984 ; secondo questa disposizione il principio proclamato nei Patti Lateranensi della religione cattolica come sola religione dello Stato Italiano è considerato come non più in vigore.

La Corte Costituzionale nella sentenza n.508 del 20 novembre 2000 afferma come « in forza dei principi fondamentali di uguaglianza di tutti i cittadini senza distinzione di religione (art. 3 della Costituzione) e di uguale libertà davanti alla legge di tutte le confessioni religiose (art. 8 della Costituzione), l’atteggiamento dello Stato non può che essere di equidistanza e imparzialità nei confronti di queste ultime, senza che assumano rilevanza alcuna il dato quantitativo dell’adesione più o meno diffusa a questa o a quella confessione religiosa e la maggiore o minore ampiezza delle reazioni sociali che possono seguire alla violazione dei diritti di una o di un’altra di esse, imponendosi la pari protezione della coscienza di ciascuna persona che si riconosce in una fede quale che sia la confessione di appartenenza, ferma naturalmente la possibilità di regolare bilateralmente e quindi in modo differenziato, nella loro specificità, i rapporti dello Stato con la Chiesa cattolica tramite lo strumento concordatario (art. 7 della Costituzione) e con le confessioni religiose diverse da quella cattolica tramite intese (art. 8) ».

Tale posizione di equidistanza e imparzialità è il riflesso del principio di laicità che la Corte costituzionale ha tratto dal sistema delle norme costituzionali, un principio che assurge al rango di "principio supremo" (sentenze nn. 203 del 1989, 259 del 1990, 195 del 1993 e 329 del 1997), caratterizzando in senso pluralistico la forma del nostro Stato, entro il quale hanno da convivere, in uguaglianza di libertà, fedi, culture e tradizioni diverse (sentenza n. 440 del 1995).

Poste queste premesse che da sole basterebbero a denunciare l’illegittimità delle posizioni sostenute dai tribunali amministrativi italiani nelle sentenze di rigetto del ricorso della Sig.ra Lautzi, la Corte di Strasburgo precisa la sua compentenza a statuire sulla questione in esame sulla base di due previsioni normative della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo :

L’articolo 2 del Protocollo Addizionale del 20 marzo 1952 sul diritto all’istruzione recita : « Il diritto all’istruzione non può essere rifiutato a nessuno. Lo Stato, nell’esercizio delle funzioni che assume nel campo dell’educazione e dell.insegnamento, deve rispettare il diritto dei genitori di provvedere a tale educazione e a tale insegnamento secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche ».

L’articolo 9 della Convenzione sulla libertà di pensiero, di coscienza e di religione che prevede come : « Ogni persona ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo, così come la libertà di manifestare la propria religione o il proprio credo individualmente o collettivamente, in pubblico o in privato, mediante il culto, ‘.insegnamento, le pratiche e l’osservanza dei riti ».

Nel parere della Corte, « il simbolo del crocifisso ha una pluralità di significati tra cui il senso religioso è predominante. Il denunciante sostiene che il simbolo è un affronto alle sue convinzioni e viola il diritto dei suoi figli che non professano la religione cattolica. Le convinzioni di questi ragazzi hanno raggiunto un livello di serietà e di coerenza sufficientemente coerente tanto che la presenza obbligatoria del crocifisso potrebbe essere ragionevolmente intesa come in conflitto con le loro convinzioni. L'interessato vede nell’esibizione del crocifisso il segno che lo Stato è dalla parte della religione cattolica. Questo significato è ufficialmente accettato nella Chiesa cattolica, che attribuisce al crocifisso un messaggio fondamentale. Pertanto, la preoccupazione del richiedente non è arbitraria. La presenza del crocifisso può essere facilmente interpretata dagli studenti di tutte le età come un simbolo religioso..ciò che può essere incoraggiante per alcuni studenti di una religione può essere emotivamente inquietante per gli studenti di altre religioni o di coloro che non professano alcuna religione. Questo rischio è particolarmente presente tra gli studenti appartenenti a minoranze religiose. La libertà negativa non è limitata alla mancanza di servizi religiosi o di istruzione religiosa. Essa copre le pratiche dei simboli che esprimono, in particolare, o, in generale, una credenza, una religione o ateismo. Questo diritto negativo merita una protezione speciale…La Corte non vede come l'esposizione nelle aule delle scuole pubbliche, di un simbolo che è ragionevole associare con il cattolicesimo (la religione di maggioranza in Italia) potrebbe servire al pluralismo educativo che è essenziale per la conservazione di una "società democratica", come concepito dalla Convenzione, pluralismo che è stato riconosciuto dalla Corte costituzionale italiana nel diritto interno. La Corte ritiene che l'esposizione obbligatoria di un simbolo di una confessione nell’esercizio della funzione pubblica per quanto riguarda situazioni specifiche, sotto il controllo del governo, in particolare nelle aule, limita il diritto dei genitori educare i loro figli secondo le loro convinzioni e il diritto degli alunni di credere o di non credere. La Corte ritiene che ciò costituisca una violazione di questi diritti, perché le restrizioni sono incompatibili con il dovere dello Stato di rispettare la neutralità nell'esercizio del servizio pubblico, in particolare nel campo dell'istruzione ».

Cosa ci sia di tanto aberrante in questi principi elementari, tra l’altro presenti anche nella nostra Costituzione, resta un mistero che dovrebbero spiegarci i nostri politici…. sentenza alla mano però.